di Martina Cianci*
Il nuovo Rating di legalità, entrato in vigore il 16 marzo e a cura dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), è racchiuso, idealmente, in un grande quadro. Dentro ci sono i punti caratterizzanti dello strumento. Si va dalla durata del Rating, estesa a tre anni, ai controlli più stringenti e alle cause ostative ampliate. Training Consulting evidenzia i vantaggi, per le imprese, in tema finanziamenti pubblici, accesso al credito e competitività negli appalti. Peraltro, il nuovo istituto rende disponibile l’attestazione anche in lingua inglese, utilizzabile per i mercati esteri. L’accesso al rating ha degli sbarramenti: fatturato di almeno due milioni di euro nel bilancio precedente a quello di richiesta e iscrizione al Registro delle imprese. Al tirar delle somme, questa riforma porta benefici, e a costi ridotti, alle aziende che investono nella reputazione e nell’integrità.
| I punti salienti del nuovo Rating di legalità |
| Durata: da due a tre anni | Bonus: al terzo rinnovo |
| Causa ostativa: è sufficiente l’avvio di un’azione per gravi motivi | Fatturato: almeno 2 milioni di euro nel bilancio precedente |
Tre anni di durata e punteggio bonus
Il cambiamento più immediato e più visibile riguarda la durata. Il rating passerà da due a tre anni di validità, un dettaglio che ha un peso specifico notevole per le imprese. Fino a ieri, una piccola azienda che aveva investito mesi di lavoro per ottenere la certificazione si ritrovava a doverla rinnovare in tempi relativamente stretti, con costi e impegno organizzativo non trascurabili. L’Agcom, dunque, ha inserito un segnale chiarissimo nella nuova architettura del Rating: privilegia le aziende che puntano e credono in questo strumento, senza consideralo alla stregua di un una tantum. Con un orizzonte temporale di tre anni, l’investimento si ammortizza meglio e al terzo rinnovo scatta un punteggio bonus (la scala va da una a tre stelle).

Verifiche serrate e requisiti stringenti
Il nuovo regolamento espande il perimetro delle verifiche e stringe le maglie. L’avvio di un’azione penale per reati gravi, anche nell’alveo del Decreto 231/2001, o l’applicazione di misure giudiziarie e prefettizie diventano cause ostative immediate al pari delle condanne passate in giudicato. Da tener presente che le imprese sono tenute ad informare tempestivamente l’Agcom qualora si verifichi un evento che possa incidere sul possesso dei requisiti. Il deterrente è importante: chi non comunica rischia la revoca e l’impossibilità di ripresentare domanda per un anno e mezzo.
Bandi pubblici e bancabilità
In tema di finanziamenti pubblici, la normativa del Rating di legalità prevede che le amministrazioni tengano conto del punteggio attribuito alle aziende. Un punteggio alto genera preferenze in graduatoria, punteggi aggiuntivi, corsie preferenziali nell’assegnazione di contributi e agevolazioni. Nel contesto bancario, il Rating non è un requisito formale per accedere al credito, ma entra nel processo istruttorio, con riduzione dei tempi e dei costi, come elemento di valutazione della solidità aziendale e, quindi, ne pesa la cosiddetta bancabilità, cioè la capacità di meritare e ottenere credito.
Appalti pubblici e privati: beneficio doppio
In caso di appalti pubblici, non è solo l’impresa che beneficia del Rating, ma anche la pubblica amministrazione che la seleziona. Optare per un’azienda certificata significa prevenire i problemi e ridurre statisticamente il rischio di contenziosi, di interdittive antimafia in corso d’opera e di interruzioni contrattuali. Lo stesso principio vale nelle forniture private. I colossi industriali, attenti ai propri obblighi di compliance e di due diligence sui fornitori, guardano con favore ai partner con certificazione terza e verificata.
L’inglese, una porta aperta sui mercati internazionali
Il rilascio dell’attestazione anche in lingua inglese è una scelta strategica orientata verso gli investitori internazionali, i fondi di private equity e i grandi gruppi multinazionali. Tutti attori che hanno sensibilità verso i criteri Esg (https://trainingconsultingmagazine.com/2026/02/17/la-parita-retributiva-diventa-criterio-di-valutazione-esg-due-scadenze-da-tenere-docchio/ ). Per le aziende italiane, specie quelle dell’universo Pmi, si tratta di una potenziale apertura delle frontiere.
*Responsabile Ufficio legal Training Consulting
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