La nuova disciplina del Codice civile amplia i rischi per amministratori e imprenditori in caso di fallimento

Gli adeguati assetti in azienda non sono sotto la lente di ingrandimento di troppi imprenditori che, per dimenticanza o mancata conoscenza della materia, si espongono ed espongono il management a rischi legali rilevanti. Il Codice civile, nella nuova disciplina della materia, è di estrema chiarezza. “In caso di procedura concorsuale e del conseguente fallimento, il cda, l’amministratore delegato o l’amministratore unico, quindi le figure apicali dell’organigramma, risponderanno per la cattiva organizzazione dell’azienda”, sintetizza al riguardo Andrea Marrone, amministratore delegato di Training Consulting. “Stupisce che appena il 3,5 per cento delle imprese italiane sia in regola con gli adeguati assetti organizzativi, come emerso di recente nel corso di un convegno dell’Acm, sigla che riunisce vari Ordini professionali milanesi. Eppure è così. Noi di Training Consulting, in qualità di società di consulenza e di ingegneria, ci occupiamo di organizzare le aziende sia attraverso l’implementazione di sistemi di gestione potenzialmente certificabili secondo norme ISO, sia attraverso la redazione di modelli organizzativi e di gestione ai sensi della norma 231 del 2001″.

L’imprenditore è obbligato a configurare gli assetti organizzativi, amministrativi e contabili

Scendiamo nel dettaglio della problematica degli adeguati assetti e della chiamata in causa dell’imprenditore: a prescindere che l’imprenditore operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale. “Parliamo di un vero e proprio obbligo di adozione e attivazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”, aggiunge Andrea Marrone. “Gli adeguati assetti sono la somma degli strumenti in mano all’imprenditore per rilevare la crisi prima che diventi cronica. Il legislatore, e questo è un passaggio-chiave,  ritiene che le possibilità di superamento di una crisi e il recupero della continuità aziendale siamo maggiori se è tempestiva la sua emersione ed è veloce il conseguente intervento riparatore. Il Codice civile dispone che l’imprenditore, in forma societaria o collettiva, sia investito di un vero e proprio obbligo nella configurazione degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili, in grado di influire su molti aspetti di gestione dell’impresa”. 

Training Consulting è disponibile a effettuare audit nelle aziende per verificare le eventuali azioni da intraprendere

La nuova disposizione, quale effetto in caso di mancata osservanza, potrà portare a conseguenze spiacevoli a carico degli amministratori: dalla responsabilità patrimoniale alle azioni di responsabilità da parte dei soci, dalle azioni di creditori e del curatore fallimentare alla revoca dell’incarico. Ci sono  rischi anche a carico dell’impresa, esposta a costi imprevisti, interruzione dell’attività, diminuzione della forza competitiva e insolvenza. “Rispetto alla vecchia legge fallimentare, il peso delle responsabilità è tale che nessun imprenditore dovrebbe trascurare gli adeguati assetti organizzativi”, conclude l’amministratore delegato di Training Consulting. “Anche perché il Codice civile, privilegiando soluzioni a tutela della continuità aziendale, conferisce all’impresa un valore sociale. Noi di Training Consulting siamo disponibili a effettuare audit nelle aziende per capirne le compliance e individuare le eventuali azioni da intraprendere per essere in regola con gli adeguati assetti”.

A cura di Marco Camplone-Comunicazione d’impresa

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